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CASSIBILE3SETTEMBRE1943FIRMA ARMISTIZIO  Arrivarci non è facile, almeno non lo era fino a pochi anni fa. Per l’esattezza, devi avere la costanza e la faccia tosta per impportunare tutti quelli che incontri, per cercare di sapere in che direzione era la famosa masseria dove venne firmato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati il 3 settembre del 1943, dando poi il via allo sfortunato seguito di cinque giorni dopo e alla successiva valanga di recriminazioni su come mai non è andata come doveva e come invece doveva essere ma non fu.
Una volta che hai determinato la direzione da seguire, la provinciale che conduce a Siracusa, non ti resta che inoltrarti in ogni tratturo che incontri sulla destra, fino a improccare il cascinale diroccato e semi disabitato che dovrebbe essere il ‘luogo’. Questa almenoè stata la mia esperienza.
Lascio comunque il passo alla ricostruzione dei fatti che ne fa Elena Sorci sul sito di Antonio Randazzo, ampia summa del patrimonio storico e culturale di Siracusa. (cv)  cassibile020 olll r20x 72p

di Elena Sorci
C’è chi percorre migliaia di chilometri per venire fin qui, di proposito, in questo paese di seimila abitanti alle porte di Siracusa. E si aspetta di vedere una targa, un cippo, anche solo un cartello nel luogo in cui si è consumato quell’evento di portata mondiale descritto nei libri di storia. Ma i tanti inglesi, americani, canadesi, persino giapponesi restano delusi. Perché a ricordare che a Cassibile - ‘Chessibol’ come lo pronunciano loro - è stato firmato l’armistizio che ha posto fine alle ostilità tra l’Italia e le Forze alleate durante l’ultimo conflitto, e che noi impropriamente chiamiamo “dell’8 settembre”, non c’è proprio nulla. Solo un monumento nella piazza, commissionato da privati allo scultore siracusano Antonio Leone e intitolato ai caduti della seconda guerra mondiale.
Ma questa è un’altra storia.
Ancora oggi su Cassibile pesa la vergogna di quel tragico 8 settembre del ’43. E ingiustamente. Noi vogliamo valorizzare piuttosto il 3 settembre come fatto storico al di là di un discorso politico, di chi lo pensa come un tradimento e di chi invece come una liberazione”, spiega Paolo Romano, consigliere comunale di Siracusa.
A Santa Teresa Longarini, a 3 km da Cassibile, nella tenuta di San Michele, in un campo agricolo messo a disposizione dalla baronessa Aline Grande alle Forze Anglo-americane, che ne avevano fatto il loro quartier generale, viene firmata la resa incondizionata dell’Italia agli Alleati.
Sono le 17.15 del 3 settembre 1943. Nella tenda della mensa dello Stato Maggiore a sottoscrivere i dodici articoli del cosiddetto “armistizio corto” (Short Military Armistice) in tre copie, per l’Italia c’era il generale Castellano e per gli Alleati il generale Bedell Smith, presenti il generale Eisenhower e il generale Alexander.
A immortalare l’evento una celebre istantanea in cui da una fessura della tenda si intravvedono gli ulivi delle “Vignazze”. Tra parentesi, l’uliveto non c’è più. E’ stato sostituito da un ben più redditizio campo seminato. In realtà, nel punto in cui era stato firmato l’armistizio, gli americani avevano eretto una lapide recante l’incisione “Armistice signed here sept. 3.1943 Italy-Allies”, poi lasciata dal cuoco di Eisenhower, Johnny, come racconta la nipote di Aline, Liliana, in segno di riconoscenza alla famiglia Grande per l’ospitalità ricevuta. Il 4 giugno 1955 questa lapide viene trafugata dal giornalista palermitano Enrico De Boccard per motivi “patriottici”. Si celebra anche il processo, De Boccard viene assolto e il reato derubricato in danneggiamento. Ma della lapide non si sa più nulla. Per individuare il punto preciso dove sorgeva la tenda solo congetture.

 

(La Masseria nelle foto On the Road)