LODI, RISTORANTE ISOLA CAPRERA: DOVE CANTAVA MINA, OGGI CUCINA UNA BRIGATA DI VENTENNI

C'è una villa affacciata sull'Adda, a due passi dal centro di Lodi, dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso. Un giardino antico con ortensie e pavoni, un fossato che la isola dalla campagna circostante, un isolotto naturale sul fiume come guardiano silenzioso. Isola Caprera esiste dal 1938, quando il tenore Leonardo Meani — anima risorgimentale, carriera tra Londra e Mosca — decise di fermarsi e costruì qui il suo mondo. Da allora il ristorante ha attraversato quasi novant'anni di storia italiana, ospitando politici come Andreotti e Spadolini, e artisti come Mina, Battisti, i Nomadi e i Dik Dik. Oggi, alla terza generazione, sta scrivendo il capitolo forse più sorprendente della sua storia.

Leonardo Meani nipote — nato letteralmente sopra al ristorante, cresciuto con quella storia nel sangue — ha scelto di affrontare il rinnovamento con un coraggio raro: nessuno chef di grido, nessun professionista navigato a garanzia della continuità. Ha puntato su un ragazzo di ventidue anni. Si chiama Andrea Ferrara, è nato nel 2003, e con lui è arrivata una brigata la cui età media non raggiunge i ventitré anni. Il sous chef Manuel Guzzon ne ha diciotto.

MARCO LODI

Il percorso di Ferrara non è quello convenzionale delle scuole alberghiere. Ha scoperto la ristorazione a sedici anni partendo dalla sala, non dai fornelli — una scelta che ha plasmato la sua visione: capire prima come un piatto viene vissuto da chi lo mangia. Poi la formazione con lo chef Fabrizio Camer, l'esperienza come sous chef al TOW TheOddWine di Milano con Andrea Griffini, e infine il grande salto. «È stato un passo più lungo della gamba? Forse all'inizio. Quando ho costruito il mio primo menù non ho chiuso occhio», racconta senza pose. Dopo oltre un anno, la clientela storica è rimasta e ne è arrivata di nuova.

La cucina di Ferrara parte dal territorio lodigiano — Granone Lodigiano, mascarpone, cotechini, carni locali — e lo usa come grammatica di base, non come recinto. Il menù cambia ogni stagione, per rispetto concreto verso la materia prima, e accoglie influenze orientali, napoletane, francesi e siciliane senza che risultino mai forzate. Il risultato è una cucina identitaria e contemporanea al tempo stesso, che osa senza perdere radici.

Il menù degustazione racconta tutto questo con precisione. Si comincia con i lievitati a lievito madre e un burro di lardo che da solo vale il viaggio. Si passa per la trippa fritta al rosmarino con salsa allo yogurt — la trippa di San Bassiano reinterpretata senza tradirla — e per il pan brioche con paté di fegatini e cipolle in agrodolce, dove le frattaglie vengono valorizzate con rispetto e tecnica. La tortilla di mais con bolliti fritti e maionese al miso è il piatto che meglio racconta la doppia anima della cucina: tradizione padana e apertura al mondo, in un equilibrio che funziona. I tagliolini fatti a mano con fasolari, limone candito e cime di rapa sono il piatto che si continua a ricordare a distanza, con quella sapidità marina che avvolge ogni boccone. Si chiude con una crème brûlée con sottobosco caramellato che non delude, finale preciso e senza cadute.

A completare l'esperienza, la sala curata da Francesca — che ha disegnato anche il giardino e le mise en place — e una carta dei vini di circa cento etichette, con forte radicamento lombardo affiancato da Champagne, Franciacorta e selezioni dal Collio e dall'Alto Adige.

Prezzo medio 50-60 euro, a meno di un'ora da Milano. Una proposta gourmet autentica e accessibile, in un luogo che dopo quasi novant'anni guarda al futuro con più energia che mai.

📍 Ristorante Isola Caprera — Via Isola Caprera 14, Lodi — Tel. 0371 421316 — www.isolacaprera.com — Aperto 12:30–14:00 e 19:30–22:00, chiuso martedì sera e mercoledì.