Villa Beer e la Vienna non convenzionale

Vienna non è solo l’asburgica e pomposa, la città è stata caratterizzata, tra le due guerre, anche da una decisa impronta socialdemocratica che ha lasciato traccia in diversiKarl Marx Hof 2009 angoli delle sue strade e in alcuni edifici che ci parlano di una città aperta, non convenzionale, da visitare in punta di piedi e al di fuori dei soliti circuiti. “La Vienna rossa”, ad indicare quel celebre e rivoluzionario programma di riforme sociali e urbanistiche, realizzato dal Partito Socialdemocratico tra il 1919 e il 1934, che ha trasformato la città in un modello globale di edilizia pubblica e welfare, le cui tracce plasmano ancora oggi l'identità della capitale austriaca. Emblema di quel periodo è Karl-Marx-Hof (che in austriaco suona più o meno come “Edificio Municipale”) il famoso complesso residenziale, costruito tra il 1927 e il 1930 su progetto dell’architetto Karl Ehn, ex allievo di Otto Wagner e che, con la sua lunghezza di oltre un chilometro, è il più lungo al mondo. Il complesso residenziale in origine contava 1.382 alloggi in cui vivevano più di 5.000 abitanti. Caratterizzato da imponenti archi d’accesso e dalle torri massicce coronate da quattro statue di ceramica. Questa “città nella città” disponeva di molte infrastrutture sociali. Oltre alle lavanderie, ai bagni e a propri giardini d’infanzia, c’erano anche studi medici, caffetterie e addirittura un ufficio postale interno. A quel tempo il Karl Marx-Hof era un modello per molti grandi edifici e lo è ancora oggi. Dal 2010 ha un proprio museo che fa da cassa di risonanza per l’edilizia sociale rossa. Al Waschsalon vengono allestite mostre e offerte visite guidate che ripercorrono la storia dell’edilizia pubblica residenziale in generale e la propria specifica attività edilizia, l’offerta di istruzione e di cultura, ma anche la cultura delle feste che ha permeato quest’epoca. Nel contempo le mostre si aprono agli sviluppi del presente, dando spazio al qui e ora, e si avverte a pelle che l’ex lavanderia rappresenta molto di più di un semplice museo.

Riapre Villa Beervilla beer copertina

Nel medesimo periodo, e più precisamente tra il 1929 e il 1930, è stata costruita anche Villa Beer, meraviglioso esempio del “Secondo Modernismo Viennese”e della Vienna Rossa. L’edificio, dopo un’ampia ristrutturazione che ha permesso, grazie all’utilizzo di materiali originali e al rispetto del progetto dell'architetto Josef Frank, in collaborazione con Oskar Wlach di farlo tornare alle vibrazioni che lo hanno ideato, è stato riaperto al pubblico proprio nella primavera di quest’anno.

La villa, che viene spesso citata insieme a Villa Tugendhat a Brno, di Ludwig Mies van der Rohe, e a Villa Savoye nei pressi di Parigi di Le Corbusier, affascina con un concetto di spazio aperto e fluido che dissolve i confini tradizionali tra i piani e crea, grazie alle ampie finestre, molteplici assi visivi e accessi all’esterno. La villa deve essere intesa come una capsula del tempo e vuole ricordare la storia movimentata sia di chi l’ha costruita sia di chi l’ha abitata. Josef Frank era noto per mettere le persone al centro della sua opera. Il suo motto era: “E’ moderno ciò che ci offre la massima libertà possibile”. E a Villa Beer questa libertà è percepita nell’assenza di confini netti, nella commistione tra interno ed esterno, nel senso di vertigine dato dai vetri originari degli anni '30 (recentemente ripristinati nel filologico restauro dell’edificio, realizzati con tecniche dell'epoca che mantenevano leggere ondulazioni e imperfezioni superficiali. Questo genere di vetro storico, se guardato camminando, distorce leggermente le linee degli alberi esterni, accentuando l'illusione che l'ambiente circostante si muova o vibri.villa_beer_interno.jpg

Frank aveva una personalissima visione “a misura d’uomo” del Modernismo, lontana dalle interpretazioni più austere, rigide, e dogmatiche di questo stile. A tutti gli effetti, fu un pioniere della modernità più autentica, proiettata nella vita reale e nel futuro delle persone. Amava ripetere: “Tra i concetti di cucinare, mangiare, dormire, lavorare e vivere si trova ciò che chiamiamo architettura”.

A lui si devono diversi edifici comunali a Vienna e il complesso residenziale Werkbundsiedlung, anch’esso situato nel quartiere di Hietzing. Nel 1933 Josef Frank emigrò in Svezia e divenne il celebrato designer dell’azienda Svenskt Tenn. I suoi disegni per tessuti, di mobili e i suoi spazi abitativi visionari sono tuttora apprezzati a livello internazionale. Anche IKEA lo cita spesso e volentieri.

La villa è aperta al pubblico, sono disponibili visite guidate e biglietti a fasce orarie per scoprire l’edificio in autonomia. La villa viene utilizzata anche come spazio per eventi, mostre, concerti, tavole rotonde. Il seminterrato offre infrastrutture per riunioni e workshop. È possibile anche pernottare: nell’attico sono disponibili tre camere per gli ospiti, arredate con mobili di Svenskt Tenn.