Artisti della Transavanguardia riuniti

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Il critico d’arte Achille Bonito Oliva, con l’apporto diretto degli artisti, ha curato l’allestimento della mostra ‘Transavanguardia italiana’, visitabile a Palazzo Reale fino al 4 marzo 2012. Nel sottotitolo tutto il senso dell’esposizione: ‘Trent’anni fa li unì un’intuizione, oggi li riunisce una mostra’. Cinque artisti infatti: Nicola De Maria, Francesco Clemente, Sandro Chia, Enzo Cucchi e Mimmo Palatino, riuniti in un’unica mostra, quella della Transavanguardia italiana, l’ultimo movimento della storia dell’arte contemporanea. Teorizzato proprio da Bonito Oliva in un suo scritto del 1979, questo movimento segna il superamento dell’arte concettuale e, come sostenuto dallo stesso Oliva, anche “La fine della ricerca di una sola identità, quella che si afferma è l’identità del molteplice” e, continua: “Si tratta di una nuova forma di manierismo giocata sull’ironia”. Sulla natura dell’artista afferma che in quest’ultimo “Prevale il presente sulla visione del futuro, in un atteggiamento resistenziale, perché l’arte non modifica il mondo, lo rende migliore”. Tutto questo non deve far pensare ad una pittura malinconica ed arrendevole, anzi, si tratta di un approccio consapevole, ma estremamente vitale. I cinque artisti, pur avendo personalità molto diverse, si distanziano tutti dall’utopia internazionalista del modernismo per approdare al genius loci, cioè al territorio antropologico dell’immaginario del singolo. Le tematiche che li accomunano sono: il ritorno alla manualità pittorica, il narcisismo dell’artista, il doppio e l’altro, la violenza, la natura, l’incertezza della ricerca, l’inconscio, l’immagine tra disegno e astrazione, e tra bi e tri dimensionalità. Ogni artista ha presentato oltre 10 opere, per un totale di 66, si tratta perlopiù di grandi tele che occupano intere pareti, come quelle di Nicola de Maria che aprono la mostra. L’artista beneventino presenta imponenti oli astratti, nei quali gioca una continua dialettica tra grandi spazi di colore e particolari.
Le tinte sono tenui, mai aggressive, il tratto elementare. Il pittore, come afferma Bonito Oliva: “E’ capace di creare un cortocircuito tra l’io dell’arte e il noi del mondo”. Nelle opere del partenopeo Francesco Clemente invece, l’immagine punta all’eccesso, è produzione di catastrofe. Ogni dipinto racchiude il buffo, il comico, il grottesco e spesso un esplicito impulso erotico. I colori densi, materici, sono abbinati creando un effetto disarmonico, le figure, a volte sovrapposte, disorientano lo spettatore. Segue la sezione dedicata a Sandro Chia.
L’artista fiorentino abbina arte figurativa e astrattismo, i volumi sovente sono eccessivi, ridondanti, i colori corposi e chiassosi. In lui è esplicito l’uso dell’ironia. L’artista e l’uomo non devono prendersi troppo sul serio. Con l’anconetano Enzo Cucchi le tele si fanno leggere, spesso singoli soggetti delineati si stagliano su tele vuote, si tratta di animali, teschi, figure evocative. L’irruzione del reale nella dimensione artistica è dato dall’inserimento di elementi extrapittorici, di ceramica, legno. Lo stesso accade in Mimmo Paladino, nelle cui opere c’è un continuo dialogo tra bi e tri dimensionalità frutto di un’incessante ricerca sperimentale. Egli ha adottato la natura di Baudelaire come metafora della pittura, infatti come per il poeta francese 'foreste di simboli' si sviluppano sotto gli 'sguardi familiari' dell’artista. In concomitanza con la collettiva milanese, si terranno giornate di approfondimento sulla Transavanguardia e si uniranno delle antologiche dei cinque artisti in altrettante città italiane, sempre nello spirito di frammentazione e diffusione identitaria di un movimento dal sapore interamente italiano, tanto da entrare a pieno titolo negli eventi celebrativi del 150esimo dell’Unità d’Italia. Seppur gli artisti non fossero alla ricerca di un’identità personale, hanno contribuito a rafforzare un certo senso di italianità. Lo stesso sindaco Pisapia ha ricordato che: “Arte, libertà e identità collettiva non sono separabili, è forse questo uno dei messaggi che la Transavanguardia, con la sua rilettura della miglior tradizione artistica italiana, ci aiuta a coltivare”.
Sara Rossi