El monument del Quarantott

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Al termine del borgo di porta Tosa, dove un tempo si apriva nei bastioni spagnoli una semplice e disadorna pusterla, rifatta dal Piermarini nel 1780, sorse, sul finire del secolo XIX, un obelisco a ricordo delle cinque giornate, che rappresenta la più grande e importante opera di Giuseppe Grandi che vi lavorò per circa quattordici anni, e fu un lavoro accanito, appassionato, pressoché esclusivo. Lui, così espansivo, così vivace di parola e ricco di aneddoti, non vedeva più nessuno, ritirato nel suo vasto e nuovo studio di via Stella, una strada che andava a morire sul bastione di Porta Tosa, ormai ribattezzata Porta Vittoria, perché proprio lì le forze popolari avevano sopraffatto l'ultima resistenza degli austriaci nella quinta giornata dell'insurrezione.
Il monumento divenne uno degli esempi più caratteristici del gusto artistico milanese di fine Ottocento il cui bozzetto aveva vinto il concorso bandito nel 1881. Fedele ai principi del Realismo, Grandi si procurò i modelli di cui aveva bisogno senza badare a spese, con assoluto disinteresse.
Riuscì a farsi venire un'aquila da Budapest e andò personalmente ad Amburgo per comprarsi un leone, che si portò dietro con relativo domatore. Carlo Dossi, scrittore italiano nell'ambiente della Scapigliatura milanese, riferisce: "Poiché gli occorreva che (il leone) apparisse belva feroce e non pelle impagliata da museo zoologico, lo eccitava in ogni maniera. Inenarrabili i suoi tiri, gli scherzi che gli faceva attraverso le sbarre, gettandogli pezzi di scarpe e di carbone e gomitoli di filo in bocca. A forza di questo trattamento il leone era diventato addirittura feroce e ... stitico".
Siamo nell'aria scanzonata e burlesca che fa parte della Scapigliatura, un’aria che non risparmia le cinque figure allegoriche, nate dalle autentiche formosità di modelle che simboleggiano le fasi delle Cinque Giornate. Mentre Giovannina Porro, piange sui morti seduta sui gradini e Luigia Pratti urlante e scarmigliata sono entrambe chine, Maria Torrani, trecciuta e polposa, vista di dosso mentre corre a suonar le campane, Innocentina Rossi protesa verso il cielo della speranza e Tacita Chiodini in atto di dar fiato alle trombe sotto l’ala dell’aquila vittoriosa, mostrano generosamente le loro procaci forme che nella cabala sono indicate con il numero sedici. Un semplice calcolo moltiplica per tre i sedici ottenendo il quarantotto che l’arguzia ambrosiana assegna al monumento.

Giovanni Staccotti

CARLO VEZZONI fondatore ed unico Direttore di On the Road. La redazione porterà avanti il suo progetto per affetto, memoria e perchè crede in questo lavoro.

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